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Da sempre il vetro è la sua passione. Massimo Maci, classe 1972, è artista, artigiano, ricercatore e sperimentatore, esperto di vetro fusione. Vive e lavora a Campi Salentina, ama rinchiudersi nella sua bottega in un giardino che profuma di limoni e qui in solitudine inventare forme, oggetti e materiali ogni volta diversi.

Dopo gli studi d’arte, per caso, si ritrova in un’azienda specializzata nella lavorazione del vetro artistico, impara a fare tutto: dalle vetrate multicolori in rilegato a piombo a quelle tiffany, dalla sabbiatura all’incisione, ma poi scopre la vetro fusione ed è amore a prima vista. È sorpreso dalle
reazioni imprevedibili della materia a contatto con il fuoco, dalle forme e dimensioni insolite, dagli effetti cromatici irripetibili.

Certo non è stato facile, il vetro è fragile, bastava sbagliare i tempi di esposizione al fuoco e tutto il lavoro andava in fumo. Massimo non si è arreso, ha lavorato duro e dopo anni di esperienza, ricerca e sperimentazione ha raggiunto una padronanza tale che gli consente di creare oggetti-scultura incredibili, apprezzati da collezionisti in tutto il mondo.

Nella sua arte si uniscono passato e futuro: non dimentica la tradizione di lavorazione delle più antiche botteghe artigiane del vetro e nello stesso tempo esplora in modo originale le potenzialità del vetro e collabora con Pastis (Cittadella delle Ricerche Tecnologiche e Scientifiche di Brindisi), studiando nuove fibre ceramiche refrattarie per la curvatura e modellazione di lastre in vetro. Una sfida che ha rivoluzionato l’uso di questo materiale e lo ha portato all’innovazione.

Massimo è andato oltre: ha riciclato e riutilizzato oggetti di uso quotidiano come bottiglie, tinozze di plastica, barattoli di latta, creando oggetti nuovi ed esclusivi, a metà tra il complemento d’arredo e l’opera d’arte.

Ha unito e combinato materiali diversi come lamine di rame, ottone, ferro e acciaio, pennellate di oro e platino, ceramiche, ossidi di metalli, graniglie e sabbie reinterpretandoli nel vetro. Dopo aver scelto i materiali, Massimo li immerge nei forni ad alta temperatura, dove caso e caos diventano responsabili della creazione di forme insolite: inizia qui una moltitudine di reazioni naturali e chimiche che continuano anche dopo la fase di raffreddamento.

Massimo a questo punto fa interventi minimi, ma fondamentali per ”la creazione di un’estetica che conservi e congeli la storia degli elementi e il loro forzoso conflitto”.

Nascono così grandi specchi incorniciati da turaccioli bruciati e ossidati; portacandele fatti con barattoli di latta, sospensioni luminose ottenute da calici fusi, tavoli o banconi da bar insoliti, ironici, versatili e contemporanei.

Come il banco mescita dell’enoteca-ristorante Baccanera di Campi Salentina, realizzato dalla fusione di vecchie bottiglie in vetro policromo o i lampadari che arricchiscono Quoquo Museo del Gusto a San Cesario di Lecce. Massimo gioca con le forme sinuose, le geometrie, le opacità e le trasparenze.

Massimo continua a fare sperimentazione.

Laboratorio: Campi Salentina Via Bellisario Maremonti, 79 Cell. 327 2191685
www.instagram.com/massimomaci/

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