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Le grotte costiere del salento

Il Salento offre un panorama costiero molto vario: bianche spiagge sabbiose, più numerose sul versante ionico, su quello adriatico, a coste altissime di grande bellezza. Così la costa si presenta cesellata da nicchie costiere, alte falesie che precipitano rapidamente verso il fondo del mare e grotte preistoriche, frutto della natura carsica della regione. Si tratta di veri e propri tesori naturali, di rivelazioni storiche e di fenomeni insoliti attorno ai quali fioriscono storie e leggende. Da Otranto a Santa Maria di Leuca, è tutto un susseguirsi di grotte, insenature, porti naturali e terme.

Proprio nella più importante città termale del Salento: Santa Cesarea Terme, famosa per le acque terapeutiche, si trovano le cavità carsiche più importanti, le grotte Gattulla, Fetida, Sulfurea, e Grande, ricche di acque e fanghi; la grotta Palombara, rifugio di centinaia di colombi selvatici; le grotte Verde e Matrona, la Rotondella e la Rotonda, ed ancora le grotte del Diavolo, delle Tre Porte e di cala dell’Elefante, affacciate sul mare di fronte a Tricase. Ma due su tutte, tra le 54 cavità marine presenti sul litorale tra Porto Badisco e Leuca, la Romanelli e la Zinzulusa meriterebbero da sole una escursione approfondita. La grotta Romanelli è ritenuta una delle più importanti stazioni della preistoria. Ad un secolo dalla sua scoperta conserva ancora, in sito ed intatti, gran parte dei suoi depositi (terre rosse e terre brune di 70.000 anni fa) in cui l’ uomo preistorico e gli animali, dal paleolitico al neolitico, lasciarono le tracce della loro frequentazione. Qui, oltre a sorprendenti resti di animali estinti, sono stati rinvenuti raffinati oggetti litici caratteristici della grotta ed importanti graffiti, oltre ad un cranio umano che secondo gli studiosi risalirebbe a 12.000 anni fa. E’ grazie ai reperti della grotta Romanelli che, con un pizzico di fantasia, è possibile tentare di costruire il mondo di un passato così lontano. L’altra grotta di eccezionale interesse è la Zinzulusa, situata a meno di un chilometro a sud della cittadina di Castro; il suo nome deriva dal termine dialettale zinzuli che significa brandelli, frange, stracci, in quanto le stalattiti che pendono sull’ingresso della grotta sembrano brandelli di stoffa. Vi si arriva dal mare o percorrendo un breve percorso ricavato nella roccia; se ne possono ammirare oltre centocinquanta metri, mentre altri cinquanta restano nel buio più profondo per ragioni di tutela biologica, connessa soprattutto alla presenza di numerosissimi pipistrelli. La grotta venne scoperta nel 1793 dagli abitanti di Castro, ed il vescovo di allora, monsignor Antonio Del Duca, la battezzò con evidente spirito classicheggiante Tempio di Minerva. Agli inizi del Novecento si pensò di sfruttare come fertilizzante il guano depositato a tonnellate dai pipistrelli, l’estrazione durò dal 1906 al 1950. La grotta della Zinzulusa è stata frequentata dall’uomo preistorico che utilizzò i due affioramenti interni di acqua dolce, il Laghetto e il Cocito, per attingervi l’acqua e probabilmente lasciare doni ad una qualche divinità come testimoniano i numerosi ritrovamenti di vasellame. Nella parte chiusa al pubblico vivono, nei paleofiumi interni, la Thypoclaris salentina, una specie di gamberetto privo di occhi e pigmentazioni, e la Spelaeomysis bottazii, misidaceo dalle antenne poligeminate. Entrambi questi crostacei hanno milioni di anni e non hanno subito alcun processo evolutivo, protetti nella grotta.

Le grotte costiere del capo di Leuca

La costa di Santa Maria di Leuca si distingue per la sua bellezza e per la varietà del paesaggio. Nel raggio di pochi chilometri si possono incontrare scogliere alte a strapiombo sul mare e piccole spiagge di sabbia dorata intervallate da scogli. Il litorale è reso più interessante dalla presenza di numerose grotte carsiche, circa trenta, scavate nel tempo dalla furia del mare e, in alcuni casi, dalle necessità dell’uomo. Hanno nomi fantasiosi dettati dalla loro forma o dalle storielle che speleologi e pescatori hanno ritagliate loro addosso. Si possono incontrare sia sul lato Ionico che su quello adriatico ed alcune sono esplorabili dalla terra ferma scendendo a piedi. A causa della loro natura carsica, che le rende particolarmente vulnerabili agli attacchi di vandali e inquinamento, sono tutelate da precisi divieti da parte della Capitaneria di Porto e dal Ministero dell’ambiente. Il lavoro attento degli studiosi ha riportato alla luce preziosi reperti neolitici, come i resti di ossa lavorate e le ceramiche grossolane rinvenute nella grotta del Diavolo; e iscrizioni greche e latine, come le incantevoli preghiere dei pescatori della Grotta Porcinara. Alcune di queste spelonche hanno dimensioni notevoli in ampiezza e lunghezza e regalano ai visitatori splendidi scenari di acque verdi in cui si rifrange la luce del sole che penetra tra le aperture scavate dalle mareggiate, creando suggestioni uniche. In genere, per ammirarne meglio la loro bellezza e la varietà di colori che assumono le onde, è preferibile visitare le grotte situate a levante con la luce del mattino e quelle situate a ponente nel pomeriggio perché l’effetto della rifrazione dei raggi del sole è molto più intenso e suggestivo.dimensioni notevoli in ampiezza e lunghezza e regalano ai visitatori splendidi scenari di acque verdi in cui si rifrange la luce del sole che penetra tra le aperture scavate dalle mareggiate, creando suggestioni uniche. In genere, per ammirarne meglio la loro bellezza e la varietà di colori che assumono le onde, è preferibile visitare le grotte situate a levante con la luce del mattino e quelle situate a ponente nel pomeriggio perché l’effetto della rifrazione dei raggi del sole è molto più intenso e suggestivo.

Il Salento offre un panorama costiero molto vario: bianche spiagge sabbiose, più numerose sul versante ionico, su quello adriatico, a coste altissime di grande bellezza. Così la costa si presenta cesellata da nicchie costiere, alte falesie che precipitano rapidamente verso il fondo del mare e grotte preistoriche, frutto della natura carsica della regione. Si tratta di veri e propri tesori naturali, di rivelazioni storiche e di fenomeni insoliti attorno ai quali fioriscono storie e leggende. Da Otranto a Santa Maria di Leuca, è tutto un susseguirsi di grotte, insenature, porti naturali e terme.

GROTTA BOCCA DEL POZZO
Per raggiungerla occorre approdare ad alcuni scogli e percorrere a piedi un breve sentiero. Si arriverà così ad un fiabesco specchio d’acqua cristallina e gelida che il mare ha scavato nella roccia viva.

GROTTA MANNUTE
Un intricato complesso di cavità, tutte intercomunicanti e particolarmente suggestive, caratterizzato da grandi aperture circolari che si schiudono a mezza quota.

GROTTA VORA
L’enorme caverna ricorda l’interno di una grandiosa cattedrale. Un grande foro circolare, posto a 60 metri sulla volta, permette al sole di colorarne le pareti con stupendi giochi di luce.

GROTTA ORTOCUPO
Ecco un luogo veramente ideale per trascorrere una giornata di mare, riposandosi sulla riva silenziosa o immergendosi alla scoperta dei meravigliosi fondali della Grotta del Soffio.

GROTTA TERRADICO
Viene chiamata “tenda degli indiani” per l’insolita forma triangolare che ricorda una tenda. Strette e profonde insenature offrono al visitatore scorci veramente spettacolari.

GROTTA CAZZAFRI
Si apre sulla punta Meliso, sotto il promontorio. É formata da due cavità profonde circa 30 metri, che si uniscono nel fondo, ove si trova un poggiolo sul quale si può approdare. Presenta belle colorazioni verdognole, specie al tramonto.

GROTTA PORCINARA
Un centinaio di metri prima della punta Ristola, c’é la grotta Porcinara o Portinara, chiamata così forse in riferimento alle grandi porte di accesso o perché vicina al porto. Si accede da terra percorrendo la litoranea verso ponente. Presenta diverse iscrizioni greche e latine, numerosi croci scolpite del periodo paleocristiano.

GROTTA DEL FIUME
O Sparascenti (vi blocca un rigagnolo d’acqua dolce, testimone d’una cessata attività idrica carsica), larga una ventina di metri e profonda trenta, vi si entra in barca solo quando il mare é calmo.

GROTTA DELLE 3 PORTE
Con tre imbocchi che all’interno si uniscono in una sola cavità: é una delle più visitate per gli stupendi effetti luminosi.

GROTTA DEL DIAVOLO
Vi si accede attraverso un grosso buco che si apre sul dorso della punta Ristola. È in gran parte interrata, profonda 30 metri e alta 15. Vi si trova una breccia ossifera (resti di fauna fossile quaternaria a clima caldo) con ossa spaccate intenzionalmente; nei livelli superiori dei depositi di riempimento sono affiorati manufatti neolitici (ossa lavorate, cuspidi di selce, ceramiche grossolane ecc.).

GROTTA DEL MORIGGIO
Si apre come una voragine ai piedi della cascata monumentale. È conosciuta maggiormente come Grotta degli Innamorati. Vi si accede dal mare nuotando sott’acqua. Il Tasselli la chiama del Morigo perché secondo la tradizione ivi si nascosero i mori per attaccare e distruggere Leuca.

GROTTA DEI GIGANTI
In cui si entra senza barca: in essa si rinvennero resti del paleolitico.

GROTTA DEL DRAGO
Con imboccatura larga 30 – 40 metri, profonda una cinquantina; all’ingresso, in alto a sinistra, c’é uno scoglio la cui forma ricorda la testa di un drago; al centro della cavità c’é un grande scoglio sormontato da una stalagmite e si può approdare in diversi punti.

GROTTA DELLA STALLA
In realtà con questo nome si conoscono due grotte adiacenti l’una all’altra; la più interessante é larga circa 25 metri e lunga 40 e presenta tre stalagmiti al centro e belle colorazioni.